bustissimo, non riesce più a reggersi. Allora decide di ritornare a piedi ad Oakland, di riconciliarsi con la famiglia; ma una nuova crudele delusione l’attende. Il padre è morto, la madre e i fratelli sono in miseria. Questa nuova traversia, se lo costringe per qualche tempo ancora al lavoro manuale, non gli toglie la speranza di un avvenire diverso e migliore. Nelle solitudini nevose della terra del Nord «dove nessuno parla, dove tutti pensano», egli s’era ripiegato su se stesso ed aveva intravisto il suo vero orizzonte, che era quello del lavoratore intellettuale. Riprende a scrivere. Un giornale di California accetta un suo racconto, un altro gli chiede degli scritti. «Le cose incominciavano a prendere una buona piega, e sembrava che io non dovessi aver più bisogno, per qualche tempo almeno, di scaricare carbone». In fondo, la Società, maledetta da Jack London, incominciava a tendergli la mano. Nel 1900 appare il suo primo volume: The son of the wolf, Il figlio del lupo»[1], raccolta di racconti del paese dell’oro, che gli fece
↑Del quale pubblichiamo il primo racconto, dallo stesso titolo, alla fine del presente volume.