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vuol ben poco per abbatterlo in Francia dove la cifra dei proletari è esigua. Per diverse ragioni la guerra, che si dimostrò crudele col piccolo borghese spogliandolo senza farlo gridare, giacchè questi è un animale muto; la guerra non fu troppo inclemente per l’operaio della grande industria, che trovò da vivere fabbricando armi e munizioni e un salario, magro sin troppo dopo la guerra, ma non caduto, tuttavia, mai troppo in basso. I dominatori del momento vegliavano, e quel salario non era, in sostanza, che della carta che i grossi proprietari, vicini al potere, non penavano troppo a procurarsi. Bene o male, l’operaio visse. Aveva udito tante menzogne che non si stupiva più di nulla. Fu quello il momento che i socialisti scelsero per disgregarsi e ridursi in polvere. Questa pure è, senza morti e feriti, una bella disfatta del socialismo. Come accadde? E come mai tutte le forze di un grande partito s’addormentarono? Le ragioni da me esposte non sono sufficienti a spiegarlo. La guerra ci deve entrare per qualche cosa, la guerra che uccide gli spiriti come i corpi.
«Ma un giorno la lotta del lavoro e del capi-