Pagina:Luigi Barzini - Al fronte (maggio-ottobre 1915).djvu/106

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78 aspetti della lotta sull'isonzo


pagno impazzito che faceva fuoco su chiunque si avvicinasse a lui. È un fiero caporale calabrese, biondo di baffi e bruno di carne, un discendente di guerrieri normanni.

«Eccoti da fumare!» gli dice il Re porgendogli dei sigari dopo avere ascoltato il suo conciso e imbarazzato racconto dialettale. Il soldato li prende con profonda reverenza, come una cosa sacra, e quando il Re è lontano la sua felicità esplode. Levando in alto il dono, egli danza gridando:«’U ziggaru d’u Re! ’U ziggaru d’u Re!».


Qualche ora dopo, mentre il Sovrano ridiscende dal colle, lungo un pittoresco sentiero tutto fresco di ombre verdi, tre fanciulle, tre contadinelle del paese, dai piedi nudi negli zoccoletti, si fanno avanti, timide, confuse, le mani piene di fiori colti allora nell’orto, e li offrono inchinandosi con una grazia tutta campestre: «Maestà.... — mormora la più ardita divenendo rossa come le sue rose. — .... I x’è fiori d’Italia!».

Quando il Re è tornato il giorno dopo, si è fermato allo sbocco del sentiero, dove aveva incontrato le ragazze, e ha fatto chiedere di loro. Una sola era là; essa è corsa a chiamare le amiche; un minuto dopo arrivavano tutte e tre, trafelate e felici, e il Re, sorridendo con una benevolenza paterna, ha porto ad ognuna una scatola di dolci, adorna degli emblemi reali.