Pagina:Luigi Barzini - Al fronte (maggio-ottobre 1915).djvu/16

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xii prefazione


costante, magnifica, che ha finito per trovare un riconoscimento negli stessi paesi nemici. È già una grande e indistruttibile vittoria.

Sono finite le ingiurie degli avversari contro il soldato italiano; i nostri assalti hanno spazzato anche il disdegno e il disprezzo che il nemico sentiva o mostrava di sentire verso di noi. Si è dissipata quella avvilente atmosfera di sfiducia e di disistima che ci soffocava, che veniva un po’ anche dai paesi amici, dove non ci si immaginava così soldati, e che ci svalutava. All’inizio della guerra la folla in Francia credeva che quattro corpi di armata francesi fossero venuti a combattere in Italia, e approvava. Eravamo il popolo che ha bisogno di aiuto. L’eroismo italiano cominciò ad essere ammesso dai bollettini austriaci come una prova di ebbrezza alcoolica; dovevamo essere ubbriachi per batterci cosi. Poi i bollettini hanno cambiato tono. Ora ammettono il valore della nostra truppa. I corrispondenti della stampa tedesca con l’esercito austriaco hanno dimenticato i «suonatori di mandolino» e parlano gravemente dell’ardimento dei nostri, discutendo su di noi con il rispetto che si ha per i forti. L’esercito ha dato alla nostra Patria in mezzo alle nazioni in lotta una autorità e una