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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/155

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150 note

terpretando buonissima porzione del di lui 37 lib., e particolarmente ove del succino imprende a trattare. Sembra però di non potersene interamente re star convinto, ove siasi per riflettere che i due principali passaggi, sebbene con molto ingegno spiegati, e che basar devono la dimostrazione dell'assunto preso di mira, non siano sì facili a conciliarsi, ed a spogliarli di quella oscurità ed apparente contraddizione, di cui possono essere attaccati. Si legga l'operetta dal Münter citata.

(20) Quella parola greca significa maestri di sè stessi.

Note al viaggio sull'Etna.


(1) Ἀίτνης e da dorici Ἀίτνα è parola greca proveniente da ἀίδω, che significa brucio. Il nome di Mongibello, che da' Saraceni gli fu dato, è un pleonasmo, perchè nel loro linguaggio Gebel è l'istesso che monte. Bouchart, lib. i, cap. 28, il quale ordinariamente tutti gli etimi dal fenicio, od arabo derivare si studia, vuole che questo antico vocabolo nasca dalla parola attuna, o etuna, che vale fornace, oppure oscurità. Pindaro, nell'inno i Pitio, alludendo alla sua grandiosità, lo chiama κὶων οὐρανοῦ, colonna del cielo.

La terra ancora grandemente fervida i suoi sforzi faceva, onde dalle acque del mare emergere, che dopo i primi suoi raffreddamenti tutto intorno la cuoprivano. L'Etna per via del sotterraneo fuoco si aprì a poco la volta la strada, a svilupparsi dall'acqueo involto che imprigionato il tenea, quando rapidi ed estesi ritiramenti del mare ivi come in tanti altri luoghi immensi spazi di terra allo scoverto lasciando, furon cagione che questo monte sulle acque la sua testa finalmente cominciasse ad alzare. Può dirsi che sotto i nostri occhi, Santorino nell'Arcipelago, nel 1707 emerse in