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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/157

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152 note

tempo immemorabile ed in epoca in cui non possa documento alcuno vantarsi, salvo quanto dagli archivi stessi dello sconvolto e disordinato globo terrestre, può il filosofo congetturare ed ipotesi incertamente ideare, si vuole ed è da credere che l'Etna abbia bruciato. Al comparir della storia mancato non si sarebbe dagli scrittori a compilarsi avvenimenti e fenomeni cotanto terribili ed interessanti; ma Omero, che spesso fa menzione di Sicilia, non dimostra conoscenza veruna di quel vulcano, perlochè congetturar si può che prima di questo poeta vulcano siffatto esistito non avesse, o che per lungo spazio di secoli (com'è più probabile) desistito quel monte avesse dalle sue ignee operazioni. Rimasto tranquillo ed in quel riposo che Buffon, non so se a ragione, all'interrotta comunicazione del sotterraneo focolare di esso con le acque marine la cagione ne ascrive giusto nel tempo ove queste allontanate se gli erano in uno de' grandi abbassamenti delle medesime, venne in seguito destato dal suo letargo, quando quest'acque per un'altra rivoluzione di bel nuovo accostandosi al vulcano, l'antica sotterranea comunicazione riaprirono. D'allora fu che Pindaro, Tucidide e Diodoro cominciarono per la prima volta a darcene qualche descrizione. Devesi dunque conchiudere che quel vasto accrescimento di acque, che seco trasse dolorose ragioni di grandi inondazioni, verificato si sia tra l'epoca di Omero e quella de' tre nominati scrittori. Ma perchè avvenimento sì straordinario e spaventevole, e desolante assai più che le attivissime operazioni di quella montagna, non renderlo pubblico ed a memoria eterna negli annali della storia di già cominciata? Sembra però che quel rispettabile naturalista cada in contraddizione, per assegnare a quella ideata inondazione una data molto antecedente ad Omero istesso, asserendo nell'art. 16, l. c., c'est-à-dire lorsque la mer Mediterranée s'étant élevée par la rupture du Bosphore