zione d'una di queste grandi inondazioni che nel 1755 distrusse alcune belle foreste della regione mezzana. Breislack, Cordier, Buffon e Ferrara attribuiscon questi accidenti alla liquefazione delle nevi, prodotta da uno sviluppo istantaneo di calorico che le investe, ed alle subitanee dirotte pioggie che a quelle alture ed in quei movimenti metereologici possono facilmente e con rapidità generarsi. La circostanza esige ed impone oculari esperienze su i fatti e su i luoghi e nel momento degli spaventevoli avvenimenti in massimo vigore, che non e permesso senza la perdita della vita praticarsi. Si esaminano quindi le rovine, le prodotte devastazioni e le marcate tracce di passati torrenti, e non sapendosi donde sieno scaturite quelle acquee masse, avida la fantasia del meraviglioso con poca riflessione e senza stento decide, e crede essere effetti d'una eruzione proveniente dal focolare stesso, che fumo, fiamme e fuoco ha contemporaneamente gettato. Non si trova certamente un osservatore, il quale, per quanto amore ed entusiasmo per la scienza aver possa, e per tutta l'intrepidità che lo eccita, ardir voglia di recarsi nel luogo e tempo dove quegli orribili parossismi della convulsa terra si manifestano. Per questa ragione forse il canonico Recupero, che diè alla luce un discorso sulla irruzione dell'acqua del 1755, non ha saputo dirci se questa fosse stata dolce o salsa, fredda o calda, e parlando d'un sale, da lui creduto un deposito di questa corrente d'acqua, non si è preso la pena di esaminarne la condizione. Malgrado riflessioni sì giuste, e che riguardar soltanto possono la generalità della teoria, non è da negarsi che da inaspettata e particolare cagione una esplosione di quella natura derivi. Un gran deposito d'acqua soprapposta al vasto fornello della mina non ancora decomposta può essere in alto sollevata, e dall'impulso ed azione elastica de' sottoposti gaz resi da un intenso aggregato di calorico più liberi ed indomiti, furio-