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cui intensità sembra dover tutto distruggere, scomporre, polverizzare e sin anco in gas ridurre, illesa lascia ed intatta la volta di quella galleria, la quale se in alcuni de' suoi lati creparsi qualche fiata si vede, e da quelle fessure liquidi fiumi di fuoco per diverse ed inattese direzioni le strade spianarsi, i di cui tristi ed orrendi effetti l'infelice Catania nel 1669 ne pianse, non è certamente l'immediata azione del fuoco la vera cagione. Un aggregato di elastici vapori, ridotto a passare ad una più violenta rarefazione, lacera quei ritegni onde l'adito aprirsi all'equilibrio. Ma qual può esser mai la causa che nudre l'esistenza e la durata di sì intenso e concentrato termico? Gli Enciclopedisti, sull'autorità di Dolomieu, affermano étre entretenu par une cause, qui est dans la lave elle même. Questo scrittore la crede nel solfo attesa la sua combustibilità e la sua presenza in quelle infuocate masse; ma altri naturalisti non sanno uniformarvisi, dopo essersi assicurati che questo metallo non vi domina che in picciola dose. Menard de la Croye ne vuole all'ossigeno dell'acqua tutto il merito accordare. A queste ed a qualunque altra ignota cagione non è irragionevole lo aggiungere, che la forza del termico più concentrata si renda per la natura stessa delle lave ritrose e cattive conduttrici del menzionato elemento. Mi conferma in questa credenza l'osservare che le materie vitree ed argillose, delle quali le lave sono molto cariche, siano conosciute come le meno capaci a potere il termico ne' circondanti corpi comunicare.
Quelle stesse sostanze che noi crediamo le meno esposte ad alterazioni come più solide, tenaci e compatte, nudriscono pur non di meno un germe che inevitabilmente ad una metamorfosi ed alla distruzione le conduce. Se le lave sono un prodotto delle materie alterate dal fuoco, un'altra contraria forza, ossia la via umida loro fa soffrire un'altra scomposizione che la loro qualità assolutamente