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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/174

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del traduttore. 169

Vi è da supporre che questo buon essere sarebbe stato estinto in persona di coloro, che avidi del diletto provato dallo Spallanzani, avessero voluto per alquanto altro tempo trattenervisi.

(17) Questo tempio credesi innalzato prima della venuta de' Siculi, ed era in una sì grande reputazione, che Dionisio costruì ivi a canto una città, a cui diede il nome di Adrano. Ecco le parole di Diodoro, lib. 14. Dionisius in Sicilia oppidum sub ipso Ætnae montem condidit, quod ab illustri quodam de lubro Adranum nuncupavit. Circa mille cani mastini erano al servizio di quel tempio consegrati, i quali mansueti e placidi verso quei paesani e forestieri che devoti ad onorare quella divinità si recavano, all'opposto feroci ed indomiti erano contro coloro che venivano con l'intenzione di rubare. Eliano, nel lib. ii, cap. 20, de Animalibus, ci racconta questa favoletta; non so se alcuno voglia prestargli credenza.

(18) Et vorago illa rugitum ingentem, et horrentem emittit. Diodoro, lib. ii.

(19) Palici, vocabolo composto dalle due parole greche πάλιν, di nuovo, ed ἲκω, vengo, per esser quei due gemelli ritornati di bel nuovo dal seno della terra. A costoro fu consegrato il più antico conosciuto culto in Sicilia. de Blasi, lib. i, cap. 10. Il loro tempio fu elevato presso il fiume Simeto helle vicinanze della città di Erice, diversa da quella della quale antecedentemente si è già fatta menzione. Eravi là ben anco un monte del nome stesso, detto oggi Catalfano. Post Symethum est Erices fluvius nascens ex Eryce monte, et urbe . . . Mons hodie vocatur Catalfano. V. Bouchart, l. c., cap. 28. Quel sagro edifizio fu certamente uno che tra più famosi ed eccellenti di quanti se ne videro in Sicilia signoreggiò un tempo nella più alta antichità. Nel lib. ii di Diodoro se ne legge una bella ed energica descrizione: Situm vero est hoc templum in campo amenissimo, et Deorum maestate