unisce la terza, detta mare dolce. Il primo dice che la peschiera si trovava nel palazzo di Cuba; in uno de' discorsi dell'abate De Gregorio però si dà chiara notizia di esservene stata una in quello della Zisa. Il sig. Duca di Serradifalco, applicato sempre allo studio delle cose patrie, sta facendo interpetrare l'iscrizione araba che vi si osserva. Sarebbe stata cosa assai grata che l'autore ci avesse istruito da qual fonte abbia egli ricavato, che quelle cifre contengano parole dell'Alcorano, e che dato ce ne avesse il significato, onde non essere più incerti di sua fondazione. In verità le figure d'uomini in mosaico che adornano questo edifizio, non annunziano essere di musulmana invenzione; ma è da presumersi che vi fossero stati aggiunti in seguito da' Normanni che quella casa abbellirono. È degno intanto di riflettere, che i molti autori che a' Saraceni vogliono attribuire l'edificazione della medesima, motto alcuno non fanno di quei caratteri. Intanto il nome Zisa, oppure Azisa, è chiaramente arabo, e significa fiorito, pulito; ma questo istesso non interamente assicura a quella fabbrica un'origine saracena; perchè saggi i conquistatori normanni, non solo dagli usi, dalle leggi e cognizioni, ma ben anco dalla favella della vinta nazione profitto e vantaggio vollero ritrarre. Si sa da Ugone Falcando, tom. 7 di Muratori, che il re Guglielmo, dopo la morte del magnifico suo genitore, volle far edificare un palazzo che superato avesse in sontuosità e bellezza Favarium, Mimnervum, aliaque delectabilia loca, da lui costruiti. È venuta a qualcuno l'idea che questo palazzo sia stato appunto la Zisa; e a dimostrare la certezza, un passo della cronica di Romualdo da Salerno, contemporaneo e parente di questo Sovrano, vi concorre. Nell'or menzionato tomo, pag. 206, ecco quanto detto scrittore asserisce: eo tempore Rex Guillelmus palatium quoddam altum satis et miro artificio elaboratum prope Panormum aedificare caepit, quod Lisam appellavit.