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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume I – BEIC IE4742922.djvu/261

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252 note

colonia sit Agrigentum. Falconer, in Strabone lib. 6, scrive: Agrigentum a Gelois conditum anno A. C. 582.

(2) Qui vi deve certamente essere errore di stampa. Il circuito di Agrigento si faceva ascendere a dieci miglia. Diodoro nel lib. 13 fa montare quel popolo a 1,100,000 abitanti. Esagerazione!

(3) Questo passo di Pindaro è nel secondo inno olimpiaco; le parole sono le seguenti: I quali, (forse gli antichi) soffrendo molto animosamente, tennero la sagra sede del fiume. Ciò dimostra la venerazione che di quei tempi si avea verso i fiumi; ma non che Agrigento abbia con effetto derivato il nome dal vicino fiume Acraga. Stefano Bisantino lo asserisce con chiarezza: Agragas urbs Siciliae a praefleunte amne dictu.

(4) Χάνδος, giallo, biondo, ἀκραγας, parola greca composta dalle due ἄκρος e γέα, ossia sommo e terra, come se dir si volesse terra sommamente fertile, eccellente. In questo caso pare che il fiume avesse preso ancora da tale significato la sua denominazione.

(5) Queste lettere sono state causa d'una forte e lunga disputa tra due dotti inglesi, Dodwel e Bentley, per cui moltissimo si è da loro scritto. Il primo le avea per autentiche, mentre apocrife l'altro le credea. Questi le sue ragioni appoggiava sulla certezza, che l'invenzione dell'epistole dovuta ad Atosa, figlia del Gran Ciro, era posteriore all'epoca di Falaride. Gridava il Dodwel, che questi due furono contemporanei, dimostrando di pari passo che le lettere erano in uso prima di quel Sovrano. Le medesime intanto, vere o false che siano, hanno un merito distinto per la perfezione della lingua, per la cognizione della politica e per la morale. Così le descrive l'anonimo autore del libro intitolato: Utilité du pouvoir monarchique. Ed in verità vi si ammirano de' bellissimi sentimenti. Esse trovansi inserite nell'opera del padre