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vale quaglie. Forbin, l. c., dice lo stesso a causa della quantità di tali uccelli che ivi si mantenevano. Non vi è alcuno tra gli antichi che da questo vocabolo tragga simile denominazione. L'ho trovato però in Ateneo, lib. 9, ma non parla che di quella di Delo e non di Siracusa: Erysichthon, dice egli, ut conspexit Delon insulam ab Achivis Ortygiam vocatam, quod multi cortunicum greges in eam contendant e mari . . . . Omero le diede l'imponente e brillante nome d'isola del Sole. V. cap. 10, § 4.
(11) Così ci lasciò scritto il vecchio interpetre di Teocrito: Apud Syracusios seditione facta, et multis civibus interfectis in concordiam plebe veniente visa est Diana causa facta conciliationis.
Alcune righe più sotto dice l'autore che la festa istituita alla Dea fu perniciosa a quella nazione. Le parole di Plutarco in Marcello su tale accidente sono le seguenti: Per id tempus Syracusani festum Dianae celebrabant vino, ludisque dediti.
(12) La seguente è la descrizione fattane da Fazello: Altera ibidem aedes Minervae fuit, et ea ornatissima ad cujus verticem (lib. 9 ex Palemone Athenaeo referente) eminebat ex aere fuso Minervae Scutum auro illitum, adeo ut eminus a navigantibus atque alto mari cerneretur.
(13) Chi ha piacere di essere inteso di questa favola, legga la Metamorfosi 10 di Ovidio, lib. 5, e chi brama divertirsene più a lungo, prenda alle mani Cluverio che non la finisce mai, parlando di Aretusa ed Alfeo.
(14) Dalle fantastiche e meno assurde idee de' poeti si è passato alle impossibilità storiche e fisiche a segno, che da taluni, a voler supporre, è giunto che non per via di cuniculi sotterranei le acque di Aretusa unite a quelle di Alfeo si partano dall'Acaja, per uscir fuori in Ortigia; ma che questo cammino lo facciano quei due fiumi in mezzo le acque del mare, senza punto frammischiarvisi.