Pagina:Maffei - Verona illustrata I-II, 1825.djvu/194

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164 dell’istoria di verona

dispersione delle nostre lapide poco o nulla ci lascia vedere in questo genere. D’un Maestro de’ Centonarii, che fors’erano rigattieri, parlava un’iscrizione che più non sussiste (Sar. p. 49): del Collegio de’ Fabri facean menzione due incondite iscrizioni perdute, delle quali, come fur date dal Saraina, si può far poco conto (Pan. p. 87). Ben d’un Collegio ci riman notizia, che molto raro è di vedere altrove, cioè di nocchieri e barcaruoli (Gr. 438, 5; 624, 7). Solcavano questi il nostro lago, ed avean residenza in Arilica, borgo ch’era nel sito ove al presente abbiam la Fortezza di Peschiera. Quivi allo piedestallo si è disotterrato non ha gran tempo, in cui si vede, come due Publii Virucate in memoria de’ lor genitori diedero al Collegio de’ padroni di barca dimoranti nel Vico Arelico, o Arilicio, un buon capitale di denaro (v. Ins. VII), perchè col ritratto e col frutto di esso facesser loro ogni anno l’anniversario, ponendo al sepolcro rose e cibi secondo l’antica consuetudine. De’ nocchieri Arelicesi, e d’un simil legato fa menzione altra lapida riportata nel Grutero (449, 6), ed un’altra ancora mancante del principio, ch’ora è nel Museo, e nella quale, oltre al lasciarsi all’istesso Collegio due volte più, cioè dodici mila sesterzj, perchè con la rendila di tal somma al disponente, alla moglie e al figliuolo ogni anno in perpetuo fosse fatto l’istesso ufizio (v. Ins. XV), Ponzia Giusta n’aggiunse per l’istesso motivo altri 500 in memoria d una sua liberta, perchè il monumento fosse tenuto netto e pulito.