Pagina:Maffei - Verona illustrata I-II, 1825.djvu/93

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libro secondo 63


Benchè tanto chiaramente si sia dimostrato che la Venezia non per forza d’armi, ma per volontaria dedizione s’incorporò all’Impero Romano; alcuni son tuttavia che non vogliono persuadersene, e non sanno indursi a credere che corpo tanto potente consentisse mai per elezione di passare in potestà altrui. Ma per giudicar di ciò rettamente, converrebbe aver fatta considerazione sul sistema de’ Romani, chè fu differentissimo da tutti gli altri. I Re conquistatori costumarono di porre i popoli in mera condizion di soggetti: ma i Romani considerando che il far compagni era un farsi altrettanti aiuti, e il far servi era un prepararsi altrettanti nemici, spezie d’Imperio vennero componendo, che riuscì una sozietà di tulle le genti vincolata insieme dal comun benefizio. Osservisi però il linguaggio Romano, che ben ci apparisce negli antichi Scrittori. Non solamente trattando d’Italiani, ma trattando parimente di Provinciali, il termine non si usava di sudditi, che quasi era ignoto, ma di sozii (Socii): ne son piene l’antiche carte, e basta scorrer tra gli altri Cesare, Cicerone e Tito Livio. È stato per alcuni creduto che di tal denominazione venissero solamente onorati i Latini; e per altri, que’ popoli ancora ch’eran privilegiati di libertà: ma con grand’errore; poichè de’ Galli, degl’Ispani, de’ Cilicj e d’altre provincie così parlano gli Autori regolarmente. Tullio spessissimo i Pretori e i Magistrati d’ingiurie a’ Compagni (Sociis) fatte riprende e accusa, e più volte i Provinciali d’esser cattivi Compagni rimprovera. Ove disputa