Pagina:Maffei - Verona illustrata IV, 1826.djvu/10

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Cornelio Nepote per quella parte di una, in cui avea esposto quali cose si trovassero in Italia e nelle Spagne ammirabili (in Cat. quae in Italia, Hispaniisque viderentur admiranda). Qual disgusto mai a chiunque piena notizia tenga di molte città in Italia, il vederle descritte, e ricercate talvolta in volumi tanto pieni di cose false, e tanto digiuni e vuoti delle vere! Nè di molto sussidio posson esser coloro che sogliono a gli stranieri servir di scorta; il qual uso fiorì per altro anche a’ tempi antichi, menzion facendosi fino da Cicerone di quelli che a veder le cose notabili i forastieri solean condurre (Verr. 6 qui hospites ad ea quae visenda sunt ducere solent). Stimasi comunemente che dell’Italia ogni angolo sia già noto, scrutinato ogni sasso, osservata e divulgata ancora ogni carta da molti. Ma quanto lontano sia ciò dal vero, dalla notizia che in questi fogli d’una sola città si presenta, arguire si potrà forse e conoscere. Il grand’arco di Susa alle porte d’Italia alzò pur sempre la superba fronte su gli occhi appunto de’ più famosi viaggiatori e più dotti: non pertanto la sua bellissima Iscrizione, che sì rare notizie contiene, rilevata non era mai stata da veruno, nè posta in luce. Ma lasciando dell’altre parti, niun’operetta di questo genere essendosi lavorata mai per appagare la curiosità de’ forastieri in Verona, potrà la presente esser di buon grado ricevuta, qualunque siasi. In troppo maggior numero dovrebber essere veramente le cose da osservare in questa città.