Pagina:Maffei - Verona illustrata IV, 1826.djvu/11

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Qual piacere e qual pregi0 se ci rimanesse l’antico Teatro, la sepoltura d’Alboino, il Palazzo di Teodorico, le pitture nominate da Raterio nel secol decimo? Ma tra per la forza del tempo, e pel genio grande che sogliono aver gli uomini a disfare e a distruggere, non ci resta più che quanto andremo in questi fogli accennando. Porremo insieme i generi delle cose, perchè possa ciascheduno facilmente soddisfarsi nel suo particolar diletto. E siccome non a gli estranei solamente, ma intenzione è di render utile anche a’ cittadini questa ricerca, così anche a questi s’indirizzerà di quando in quando il ragionamento. Nè saranno forse anche per essi affatto inutili certe notizie, famigliare da per tutto essendo il costume di aver per nulla le cose domestiche, come scrisse il nostro Plinio (l. 35, c. 10: sordebat ille suis, ut plerumque domestica); e avvenendo bene spesso, come pur l’altro Plinio disse, che per averle sotto gli occhi, cose si trascurino e si disprezzino, per veder le quali si farebbe un viaggio, se lontane fossero (l. 8, ep. 10: ad quae noscenda iter ingredi, ea sub oculis posita negligimus). Avvien non di rado che della Cina e dell’Indie altri si faccia conoscere non leggermente informato, e della patria sua e di quanto è in essa malamente sappia render conto. E pure qual maggior contento che il gustare e il comprendere tutto ciò che si ha tuttora dinanzi a gli occhi? e qual maggior vergogna che di non conoscerne il valore ed il pregio, quasi rustici montanari che orientali gemme