Pagina:Maffei - Verona illustrata IV, 1826.djvu/84

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78 capo secondo

gliata in gran tavola, che l’Attica forma nel mezo, e negli Archi privati soglion vedersi più nomi scolpiti in varie parti dell Attica parimente: la sesta per fine, che quella delle Porte è una parete, quale si congiungea con altro, e gli Archi erano edifizj da se, e però di fondo e di figura quadrilunga.

Curiosità spingerà subito il riguardante a ricercar con l’occhio coteste tanto nominate colonne Doriche, sopra le quali principalmente fondarono alcuni la regola di farle posar sul piano senza base, nè cinta sotto; ma ricercherà invano, perchè nulla di Dorico vedrà in tutta la facciata che comparisce, e in vano però altri talvolta le ha ricercate per la città tutta. Convieni dunque sapere, come dietro la fronte ch’or contempliamo, altra ne fu prima, non più distante d’un piede e mezo, parimente con due aperture, e poco men alta, ma di quella fragil pietra che si chiama da’ Veronesi mattone; anzi il corpo del muro fu di cotto. Or questa era d’ordine Dorico, e due frammenti, che ancor ne avanzano, ben vagliono l’incomodo d’entrar nella casa per osservargli. Salendo adunque fra l’uno e l’altro de gli antichi muri, si vedrà un pezzo di sopraornato Dorico molto ben inteso, delle cui parti diede il Serbo le misure per minuto; cornice con bei membri, e gocciolatoio largo, ma non incavato; fregio co’ trisolchi, e le solite metope; architrave in due fasce, il fondo delle quali [benchè si osservi anche nell’altr’opere antiche i membri non esser perpendicolari, ma alquanto a scarp] alza più dell’ordinario. La colonna mostrata nel suo