Pagina:Maffei - Verona illustrata IV, 1826.djvu/93

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antichità romane 87

questo l’avranno rifiutato poi quelli della sua scuola: anzi secondo tal ordine appunto veggonsi lavorati i più degli Archi. Oppongono che non era permesso anticamente di mettere il nome degli Architetti: ma ciò vuole intendersi nell’Iscrizion nobile e grande, come non sarebbe parimente premesso in oggi di metterlo in fronte de’ grandi edifizj: ma siccome modernamente i nomi del Falconetto e del Sanmicheli vedremo a suo luogo essere stati non pertanto con modestia incisi, così non era vietato allora il far noto l’Architetto con minori lettere, e in sito men cospicuo; il che abbiam provato con altro simile antico esempio trattando de gli Scrittori.

Dell’uso e fine di quest’edifizio è ora necessario dir qualche cosa, per isgombrare un altro comune errore degli Antiquarii e degli Architetti, che ogn’Arco chiamano trionfale, e credono esser tutti stati eretti per occasion di trionfare: il che se fosse, per qual cagione vedressimo tuttora un Arco di Traiano a Benevento, e un d’Augusto ad Ancona? anzi quest’ultimo insegna e dichiara l’Iscrizione, che non per vittorie gli fu inalzato, ma per aver fatto fare col suo denaro quel porto. Domiziano ne fece alzar molti qua e là per Roma senza motivo alcuno (Svet. c. 13). Or bisogna in oltre avvertire che non per Imperadori solamente, o per congiunti loro, Archi si fabricarono, come prima forse d’ogn’altro, per decreto del Senato, uno se ne fece dopo morte a Druso figliuolo di Livia e d’Augusto e padre di Claudio Le iscrizioni che in questo nostro a bellissime lettere