Pagina:Maffei - Verona illustrata V, 1826.djvu/12

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6 degli anfiteatri

tana, di cui ampissimo volume si è poco fa pubblicato oltra’ monti sopra tal soggetto. Ma senza detrarre alla lode che a ciaschedun si dee, io credo di poter fare assai agevolmente conoscere, come l’intendimento di così nobil fabrica, nelle parti appunto ov’è più ingegnosa, non è stato penetrato ancora; e come la materia giace in oscuro tuttavia, non ricercata ne’ punti suoi più essenziali, non trattata ordinatamente, e non depurata da molte false opinioni che regnano in tutti i libri, e che a più altre cognizioni fan danno. Dipende certamente da queste notizie l’intelligenza di più luoghi d’antichi Scrittori e sacri e profani; onde a più che non si crederebbe giovar può tal ricerca. Ripiglieremo la cosa dal suo principio.

Motivo preciso d’inventare e di costruire gli Anfiteatri non fu veramente lo spettacolo de’ Gladiatori, ma sì quello delle Fiere. Gran tempo corse in Roma l’uso de’ Gladiatori, che non però si pensò a tal fabrica; ben vi si pensò , quando la conquista di remoti paesi, e la potenza e dovizia nuovo compiacimento introdussero, di veder bestie incognite al nostro clima, e di vederle ferocemente combattere. In fatti il più famoso degli Anfiteatri fu intrapreso da un Imperadore che non amò i Gladiatori, come abbiam da Dione. Quindi è che il primo nome dato all’Anfiteatro quando da prima si fece, fu di Teatro Cacciatorio (v. Xiphil. in Vesp.), come vedremo appresso, il qual nome anche da Cassiodorio poi si ritenne; e Caccia non si chiamò da Romani