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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/389

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della teologia naturale 369


per tutto le orme divine e traendo dalla teologia razionale la cagione e ragione del tutto.

76. — Del resto, a qualunque mente prodotta nel tempo tornerà monca, inadeguata ed interminabile sempre l’analisi dell’Essere perfettissimo e tornerà impossibile per affatto la integrazione. Ma puossi almeno definirlo con esattezza sufficiente? Importa che ciò si esamini assai per minuto; e prima sieno tolte di mezzo le maniere false e manchevoli. Definire l’Ente supremo per genere e differenze non è fattibile; conciossiachè l’Assoluto è genere a sè medesimo. Definirlo per la causa nemmanco si può, perchè cagione superiore non à nessuna. Sarà egli dunque ben definito dalla descrizione del più essenziale? Ma qual cosa non è essenziale in Dio? e quelle espressioni d’esterno e d’interno, del più intrinseco e del meno s’ànno a pigliare in significato relativo ed umano. Ragionandosi adunque con pieno rigore di scienza e in ordine solo all’obbietto, Dio è ineffabilmente quello che è.

77. — Tuttavolta, non sarà l’uomo abilitato neppure a scegliere fra molte deinizioni la meno indegna ed insufficiente? Certo che sì; e ne verrà (credo) a capo speditamente e con buon successo pensando e affermando il massimo d’ogni eccellenza sotto forma di unità sostanziale e assoluta. Egli analizzerà dunque il concetto di Essere perfettissimo posto da noi in cima di tutto lo scibile, e lo convertirà in questo secondo assai meglio specificato: DIO È UNITÀ SOSTANZIALE D’UN INFINITO D’INFINITE PERFEZIONI.

I.


78. — Insino da quando apparve il libro celebratissimo del Monologion, quell’arguto ingegno che sotto

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