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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/393

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della teologia naturale 373


tali, onde fu occasionata la visione dei segni e delle rappresentanze medesime. Quindi fra gli elementi sperimentali da una parte e il divino rappresentato delle idee dall’altra corre nel generale una relazione non pure di analogia, ma di certa simiglianza. Imperocchè ogni sorta di simiglianza è unicamente impossibile in quelle forme di essere, che sono al tutto incapaci della infinitudine. Sopra il che nor ommise di fare minute considerazioni il nostro libro intorno alle idee, come l’altro che discorreva dell’Assoluto.

84. — Maraviglisi, adunque, ognuno come san Tommaso risolutamente e universalmente sentenzi che de Deo scire non possumus quid sit, sed quid non sit; e parimente: non possumus considerare de Deo quomodo sit, sed potius quomodo non sit.[1]

Se non che fa bisogno intendere con discrezione il detto di san Tommaso; stantechè la scienza positiva da noi posseduta di Dio tramezza fra due estremi lontanissimi l’uno dall’altro. Per fermo, conoscere dell’Assoluto molto più che il solo contrario suo, non importa conoscere in modo specificato ed intrinseco la più riposta essenza di lui. E confessiamo eziandio che le specie vere e proprie delle perfezioni di Dio ci diventano manifeste non come atti di percezione, ma per legami di somiglianza argomentata e creduta. Pur nondimeno, sappiamo accertatamente ch’elle sussistono e che dalle nostre si differenziano per appunto nel loro infinito eccesso e vale a dire nel lor positivo. Tutto il che oltrepassa del sicuro la cognizione negativa e non è sapere meramente quel che l’Assoluto non sia.

Dopo ciò, dimostrasi molto chiara la differenza che


  1. ↑ Summœ, pars P., quies. III.