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| 374 | libro terzo. |
passa in fra la nostra dottrina e quella dei due maggiori metafisici de’ tempi odierni in Italia. Imperocchè noi neghiamo ad Antonio Rosmini che sia negativa al tutto la notizia che l’uomo possiede di Dio; e per contra, neghiamo a Vincenzio Gioberti che ci sia largita l’apprensione immediata ed anzi la percezione di lui e de’ suoi attributi. L’intuito nostro di Dio mediato quanto alle determinazioni, immediato quanto alla presenzialità ed è sempre e tutto cognizione positiva e certa, anzi la fonte perenne d’ogni verità universale ed irrepugnabile.
III.
85. — Abbiamo adunque che la nostra definizione si volge intorno a un oggetto reale, effettualmente congiunto col nostro intelletto, e che la notizia somministratane da lei non è falsa e non è negativa.
86. — Riman di vedere se nulla vi manca o nulla soverchia o sorge discrepanza veruna tra le sue parti. Quando ne sia conceduto che più oltre d’un infinito d’infiniti non si può andare nemmanco dagli eterni compassi della mente divina, io stimo impossibile il censurare di insufficienza e mancanza la nostra definizione la quale comprende veramente la insuperabile pienezza dell’essere. D’altro lato, poichè la definizione esprime non più che questo colmo di plenitudine, nessuno vorrà giudicarla soverchia o potrà levarle uno jota senza oscurare o dissolvere tutto il concetto.
87. — Ella si salva altresì dal sospetto delle discrepanze mostrando che la sola e strettissima necessità logica le suggeriva ciascuno dei termini. Per fermo, è necessità logica l’attribuire a Dio qualunque cosa po-