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| della teologia naturale | 379 |
IV.
91. — La teorica del teismo è giudicata volgare dai panteisti e così volgare come il senso comune da cui rampolla. Nè io per me mi sento gravato di tal giudicio, dal quale risulta ch’eziandio la verità è cosa volgare. E certo Dio non volle che i sommi veri non balenassero a tutte le menti; e come ogni buona aristocrazia piglia origine dal popolo, così non è buona aristocrazia di scienza quella che sdegna la volgarità dei veri supremi. Dio è più liberale ai pusilli che non sarebbero cotestoro i quali arieggiano un poco a quella vecchia marchesana cui non pareva possibile che le sue contadine dovessero entrare in un medesimo paradiso con lei.
92. — Del resto, sentendosi i panteisti tutto di accusati di paradosso, costumano di minacciar l’avversario col quadrello medesimo onde sono feriti, e pretendono di far ruinare nell’assurdo il concetto della divinità quale i teisti lo compongono.
Sul che noi diciamo che quando anche l’una e l’altra dottrina peccassero di contradizione allo stesso modo e nella stessa misura, sarebbe pur preferibile quella che accordasi per ogni lato col senso comune, sostenta le speranze del genere umano e fonda incrollabilmente i principj assoluti della privata e pubblica moralità.
Ma lasciando ciò stare io nego che alcuna contradizione si appiatti nella definizione nostra di Dio e intendo così le implicanze che la possono offendere nel generale, come le altre che si credesse poter dedurre dalla sua forma particolare. Già rispetto alle prime io ne tenni ragionamento altra volta in altro det-