| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| della teologia naturale | 381 |
comune a tutte le forme. Ma si consideri oltre di questo che l’atto assolutissimo, sebbene si distingua dalle forme infinite quanto ognuna di queste distinguesi dalle rimanenti, è come esse tutte infinitamente perfetto, quindi nella infinitudine delle perfezioni è compreso.
95. — Nè ci sembra più malagevole rispondere dissipare la seconda obbiezione. Imperocchè conviene recarsi a mente che l’atto infinito ed assolutissimo si spiega e determina in forme infinite di perfezione; quindi affermare che esse tutte dipendono da quell’atto vale quanto affermare che sono tutte dipendenti da sè medesime; e tanto si può asserire che esse determinano l’atto infinitamente e però lo generano, quanto che l’atto genera loro. E qui ciascuno s’avvede che noi ricaschiamo nel cerchio degli abituali nostri concetti ed applichiamo all’Assoluto quelle passioni e condizioni delle sostanze finite di cui siamo usati discorrere e le quali sole conosciamo meno imperfettamente. Ma quando di Dio si parla, unità sostanziale vuol significare quella essenza ineffabile che nelle forme sue infinite non à modo e grado, non disparità nè accidenza, i attivissima e assolutissima in ogni parte (se è lecito dire) della sua identità e pienezza; e tale si pose ab eterno con un solo e primissimo atto che è pur quello egualissimamente e perennemente il quale unificato con le sue forme immutabili esulta e regna per tutti i secoli. Quindi per nulla non può convenirgli il discorrere d’anteriorità e posteriorità logica, di essenza inferiore e di superiore. Ed anche perciò quelle eccelse forme furono domandate ipostasi per distinguerle onninamente da qualunque altra specie di cose inerenti in alcuna sostanza.