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| 34 | libro primo. |
libri scritti con aridità e severità geometrica spesso avvolgonsi in paralogismi o in difettive dimostrazioni, del che fanno testimonianza, fra gli altri, Volfio e Spinoza. Certamente, io trascorreva nei Dialoghi delle volte parecchie a materie congetturali e ad opinioni non più che probabili. Ma sembrami di averlo fatto pur sempre dandone avviso al lettore e serbando distinti i subbietti il che dee bastare per qualunque giudice accurato e difficile.
52. — Dopo tutto ciò io concludo, che, nonostante i difetti gravi dell’opera, io non debbo pentirmi e ricredermi sull’avere insistito ed insistere ancora intorno alla divisione delle due maniere e metodi di filosofare; dapoichè tale divisione fondasi nella natura medesima delle cose, negli abiti permanenti della nostra intelligenza e nella diversità che interviene tra il fine speculativo e quello che mira alla scienza insieme e alla pratica il peggio è che le due specie si confondano e turbino l’una l’altra. Tenute, invece, ambedue nell’ordine proprio, recheranno utilità rilevata alle discipline umane. Il perchè godo di vedere al presente nella Toscana alcun alto ingegno professare filosofia al modo socratico ed ornarla di tutta quella facondia, eleganza e vivezza che è dicevole al genere; e non pure fondarla sulla ragione e l’esperimento ma sull’autorità e la fede. Salvo che queste debbono ridondare dalle credenze comuni degli uomini; e non mai dalle positive e particolari della rivelazione cristiana; perocchè altro è il filosofare, altro il teologare.
V.
53. — Ma quel secondo volume de’ tuoi Dialoghi di Scienza prima perchè non è sbucato mai fuori dalle