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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/583

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conclusioni 563


nell’Assolnto che è il Principio ed il Fine; e quale principio, è vera ed essenzialissima unità di bene con le infinite sue forme delle quali la bontà sembra a noi la più divina. Ed inquanto l’Assoluto è finalità universa, l’unità sua rimane esteriore alle cose ancora che le involga tutte dentro il suo seno e tutte corrano a lui esattamente come raggi innumerevoli inverso del centro.

56. — Il bene è poi di quelle primalità che niuno può definire, perchè è genere a sè inedesimo ed anzi ad ogni genere è superiore. Chè quando fosse altramente, noi non avremmo toccato l’apice della speculazione e qualcosa rimarrebbesi od aliena al bene od a lui superiore. Quindi egli è così pretto e chiaro, che non consente di crescere luce a sè stesso con le definizioni e le assegnazioni di luogo e di grado. Nè avviene diversamente per le primalità assunte dagli altri filosofi; chè del sicuro Aristotele non può definire l’essere in sè, nè Leibnizio la forza o la monade nè Hegel l’Idea.

Però, chiunque domanda oscurità l’evidenza e desidera definizione esatta e scientifica dell’assolutamente incomposto ed originale, non mostra intendere giusto quello che cerca; e forse converrebbe aquetarlo con qualche definizione apparente, nominale e paralogica quali s’incontrano in copia nella ontologia del Volfio.

57. — Certo è poi che la nozione del bene risponde a un termine realissimo e da ogni parte positivo, mentre per nostro avviso, la nozione dell’essere accumunata a qualunque esistenza dicemmo risolversi in certa utile notazione dell’intelletto ed esprimere in fondo in fondo non esse le cose ma la loro attinenza più generale ed astratta.

58. — Vero è che i logici voglion sapere per ordine se l’ente è; poi quello che è; quindi la sua cagione