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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/585

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conclusioni 565


e della unità universale ci dee parere più alto e più comprensivo di quello del bene e della bontà. Perocchè il bene, che intrinsecamente vuol dire beatitudine ed esternamente bellezza infinita, assomma, a così parlare, tutte le altre innumerevoli e interminate attribuzioni dell’Assoluto e racchiude la ragione suprema del suo medesimo esistere. E d’altra parte noi veggiamo dalla Bontà scaturire il gran mare dell’essere e l’economia universa e la ragione essenziale di tutti i mondi creati.

61. — Ma la scienza rigorosa ontologica adopera intorno alla cognizione di Dio altre seste ed altre misure che il sentimento e l’affetto. La quale verità (per dirla con Dante) vennemi ribadita dentro la mente con chiodi saldissimi in un certo caso molto strano e molto rimoto nell’apparenza dal nostro proposito. Io ebbi in Roma (or fa sedici anni compiuti) da un grando e venerabile personaggio la commissione di parlare a nome di lui nella presenza dei mandatarj del popolo. Io che per mala fortuna non potevo tormi di dosso quel carico, e dall’altro lato sentivo come fosse greve e non adatto al mio ingegno ed alli miei studj, fatto di necessità virtù e impressionatomi ben bene dell’altitudine sapienza e magnanimità di quel gran signore, m’aiutai di farlo parlare in guisa che non dispiacendo a sè stesso gradisse invece sommamente alle moltitudini allora poco mansuete e disciplinate. Il peggio è che quel gran messere parve sulle prime dilettarsi quanto mai della mia scrittura o fecemene molte lodi. Ma di li a poco qual se ne fosse la cagione ci si ricredette del suo giudicio. E come il popolo applaudiva caldamente al discorso e mettevalo in cielo, tanto più il detto personaggio incapavasi a biasimarlo. A me parve tutto ciò molto nuovo e ragiona-