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| del finito in sè. | 13 |
Ad ogni modo, io me gli tengo un poco obbligato, perocchè quelle sue parole tanto sicure e baldanzose m’incorarono all’opera che andremo esponendo ai lettori.
CAPO SECONDO.
DEL PRINCIPIO DI CAUSALITÀ.
I.
19. — Abbiamo dimostrato, ci sembra, che Dio è creatore attuale e perpetuo. Conciossiachè egli vuole con atto liberissimo e assolutissimo il bene infinito, e dentro di questo è una incommutabile relazione coi beni finiti, come nella sapienza increata è la ragione di farli esistere e nella potenza è la causa efficiente di tutti essi. Il che poi dicemmo costituire la eterna fattibilità e la possibilità metafisica di tutte le cose.
20. — La creazione non à materia preesistente e non è di soli fenomeni, perchè la dualità eterna e assoluta è contradittoria; e il creato esistendo fuori dell’infinito, esiste come essere e non come modo, è subbietto e non qualità, è sussistenza e non inerenza.
21. — Similmente abbiam dimostrato che la creazione accade nel tempo e senza moto uiuno della virtù efficiente, la quale e prima e poi è sempre nel medesimo atto. Però nessun concetto è più fallace di quello che immagina la creazione siccome un atto singolare, compintosi il quale, l’Opifice eterno ritirasi dalla natura. lasciata in governo alle proprie sue leggi ed entra nel sempiterno riposo. L’atto creativo è impartibile e in-