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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/228

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220 libro secondo.


che è detto microcosmo ed è sì gran parte della natura, non giudichiamo possibile ch’egli valga ad imprimere nella scienza del proprio essere l’uno ed il vario fortemente connessi. Atteso ch’egli risulta di due nature; e congiungendosi all’infinito reca in mezzo un terzo principio efficiente diverso dai due. Di quindi l’eterna contesa tra il subbiettivo e l’obbiettivo e la necessità di conciliarli serbandoli integri ambidue.

VIII.


192. — Infrattanto, non diremo la scienza dei fatti ma sì la storia loro cresce sformatamente ogni giorno talchè ogni disciplina naturale ne diventa idropica e non v’è memoria che valga a più contenerla, tuttochè ci aiutiamo di continuo con ogni artificio di ripartizioni e distribuzioni; e se per un lato molte serie di fenomeni vanno, a così parlare, adunandosi per sè medesime sotto un genere solo di causa, innumerevoli altre appariscono d’un altro lato senza legge nè modo.

193. — Nella chimica, per atto d’esempio, insino ai tempi di Vanhelmont tutto era sconnesso e fantastico e niun principio interveniva a distinguere il sostanzioso e l’accidentale, il composto ed il semplice, il permanente e il mutabile. I moderni invece sembrarono andare insino all’inspezione dell’atomo, disfecero e ricomposero i minerali tutti quanti o pochissimi eccettuati, e seguirono con tal diligenza le trasmutazioni degli elementi nel seno della terra, nella struttura dei vegetabili, nello stomaco degli animali nelle fermentazioni e dissoluzioni, da mostrare con evidenza il circolo eterno in che girano sulla faccia del globo. Ma che per ciò? Nessun principio semplice, universale e sufficiente alla congerie dei fenomeni viene ancora a supplire gli spiriti versatili di Paracelso e