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| 20 | libro primo. |
essere piglia (si disse) nome di formale; quando esce, di efficiente. Ed è formale ed efficiente nel tempo stesso quando per ispiegare l’efficacia sua al di fuori in alcun subbietto esteriore à d’uopo di passare innanzi dentro di sè dallo stato virtuale all’attuale e sussistente.
31. — Vollero alcuni dialettici che qualcosa tramezzasse fra la potenza e l’atto e la chiamarono conato. Noi non conosciamo il conato se non là dove l’effetto o vogliam dire l’esplicazione dell’atto è impedita esteriormente o per lo manco ne è impedita la manifestazione sensibile; come l’atto di gravitazione è sempre in conato ne’ corpi cui è impedito da altre forze di cadere verso il centro. Ogni rimanente è sottigliezza ved equivoco di parole.
32. — La causa trae sempre qualche cosa dal nulla, eziandio se produce da tutta l’eternità. Perchè, dove la causa non operasse, l’effetto non sarebbe in nessuna maniera, ovvero uscirebbe dal nulla senza cagione. E sia pure preesistente la facoltà, ovvero la materia, l’esplicazione dell’atto nell’un caso e la forma determinata nell’altro saranno esse dedotte dal nulla. Se entrambe poi esistevano, il modo, l’accidente o che altro viene causato escirà parimenti dal nulla. Perocchè se tutto debbe preesistere e nulla cosa è prodotta, non v’à più causazione, ovvero la causazione stessa diventa impossibile, come sembrò affermare la scuola Eleate. Produrre adunque alcuna cosa vuol dire condurla dal non essere all’essere. E appunto perchè la causa è creatrice e l’atto onde qualunque essere od anche qualunque modo di essere esce dal nulla è misterioso, noi non avremo mai concetto chiaro e analitico della nozione di causa, e intendo causa propriamente efficace.