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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/284

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276 libro terzo.


sieme se ne faceva nascere ogni ragione di esistenze per una specie di pregnanza e di parto. Belo e Melitta, Osiri ed Iside, Giove e Rea simboleggiano i due principj dalle cui nozze viene fuori il mondo creato. E non solo le prische mitologie ma i pensamenti de’ più vecchi filosofi riduconsi tutti a cercare cotesta unità della causa attiva operante in qualche subbietto generale passivo. Lo stesso Platone unificò la prima in certa anima universale e il secondo nello spazio e nella materia; e che altro sono l’Ile aristotelico ed il primo mobile, quello che può diventare ogni cosa, e questo, operare ogni cosa? Parmenide invece radunò ogni efficienza nel caldo ed ogni passività nel freddo, e ciò piacque a Telesio dopo circa due mill’anni e poco mancò non se ne persuadesse anche Bacone. Da ultimo, Cartesio riconobbe i due principj nel moto e nella materia e sperò che gli bastassero a fabbricare la immensa diversità delle cose.

89. — Ciò dimostra di nuovo siccome l’ingegno umano piuttosto che adattarsi e proporzionarsi all’indole del finito e ai metodi della natura tenta di adattar quelli alla forma della sua mente, la quale smania di rinvenir da per tutto l’unità e la simiglianza perocchè ne’ loro contrarj si turba e smarrisce.

90. — Ma la natura è quella che è, nè l’abito li nostra mente la muta. Io invece, per intenderla e interpretarla a dovere, ò dimenticato me stesso e tenuto l’occhio sempre a questi tre punti: le necessità del finito, la immensità del possibile e la coordinazione dei fini o la Convenienza che tu la chiami. Con tali tre scorte qual cosa indovinavo (mi sembra) dei veri metodi della natura e de’ suoi stupendi apparecchi nel mondo meccanico, nel chimico e nell’etereo.