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| del finito in sè. | 23 |
solo uscire effetto infinito, ei si fa impossibile al tutto la creazione e si nega la esperienza la quale attesta invittamente a ciascuno che il finito esiste. E sia questo un mero fenomeno; ciò non lo confonde col nulla. Và nella natura serie e specie di modi, serie e specie di affezioni, atti e accidenti che si succedono e passano e dei quali si può aver il numero, la quantità e la misura. Ma la quantità e il numero sono sempre limitati e per nessuno sforzo e nessun miracolo si convertono nell’infinito, ed anzi è provato evidentemente che ciò racchiude una logica ripugnanza.
40. — D’altra parte, l’efficienza infinita mostrasi tale eziandio nell’effetto, in quanto tragge le cose dal nulla. Cavarne un granello di sabbia od un infinito è sotto questo rispetto un medesimo. Altrettanta potenza infinita vi vuole a conservare la creazione in ciascun attimo di tempo, altrettanta a partecipare agli enti finiti alcun grado di causale efficacia.
41. — Da ultimo, ciò che davvero riuscirebbe deficiente e però non divino e non infinito nella virtù creatrice, sarebbe se la natura non diventasse tutto quello che mai può essere a rispetto del fine; il che non fu nai dimostrato da alcuno ed anzi fu dimostrato il contrario, e noi ne terremo speciale e lungo ragionamento.
42. — Giordano Bruno aiutavasi di provare con venti diversi argomenti la infinità del mondo. Ma prima avrebbe dovuto liberar la sua tesi dalla logica impossibilità che racchiude; e intendesi che gli conveniva mostrare la compossibilità di due infiniti, l’uno dei quali è fornito di tutte le perfezioni e ciò non ostante nell’altro è certa positiva infinità che vuol dire perfezione. Poi gli conveniva mostrare come una serie di finiti può costituir l’infinito, e il sempre manchevole