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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/310

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302 libro terzo.


luti o solo accattando dall’esperienza poche generalità e indovinando il rimanente.

146. — Non troviamo esempi nè antichi nè moderni di cosmologie induttive, ossia di trattati della natura ne’ quali con la esposizione dei fatti cammini di pari la induzione ordinata e connessa delle loro leggi tanto che si giunga a spiegarli con poche astratte generalità così vere e certe come i fenomeni onde sono desunte. Scritture sì fatte per ciò ch’io conosco non sono ancora venute in luce per la ragione troppo fondata che la impresa eccede le possibilità della scienza. E per fermo, dove la induzione generale divenisse fattibile, goderebbero i fisici di tosto mutarle abito e convertirla in deduzione ponendovi a capo un certo numero di postulati solo conoscibili per via di senso e di sperimento; e poniamo che fossero certe forze primigenie della materia e certe leggi supreme dell’organismo.

147. — Quanto ai principj informativi della intera trattazione e in ordine ai quali altre sorte e maniere di cosmologia vogliono essere registrate, noi ne terremo ragionamento fra breve. Ora, a spianarci la via e molto più a raccorciarla, ci giovi di compiere alcune esclusioni legittime e facili. Diciamo, impertanto, che non importa discorrere delle cosmologie arbitrarie, le quali non soddisfanno punto nè all’esperienza nè al raziocinio, sebbene possono farsi ammirare per la immaginazione e per la inventiva e racchiudere forse germi fecondi per future scoperte. Entrano in questa classe tutte quasi le cosmologie comparse nel decimo sesto secolo e nel principiare del decimosettimo. V’entra l’Agrippa con la sua Occulta Filosofia; il Telesio col suo libro De natura juxta propria principia; il Patrizio con la sua Nova de universis Philosophia; il Vanini co’ suoi