Vai al contenuto

Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/311

Da Wikisource.

coordinazione dei mezzi nell’universo. 303


Ammirandi arcani della natura. Nè crediamo si debbano eccettuare le cosmologie mistiche o teosofiche a cominciare da Paracelso infino a Saint-Martin. Ne’ costoro libri v’à certamente parecchie verità, e follia sarebbe il giudicarli null’altro che vuote fantasticherie. Ma come non s’accordano con la notizia positiva dei fatti, massime dopo la innovazione degli studj naturali, e il metodo loro perpetuo è la congettura temeraria e rado coerente con sè medesima, la metafisica vi à poco assai da imparare; nè le si fa lecito di riconoscerli come parti maturi d’un alto senno speculativo.

148. — Neppure debbon cadere sotto la nostra disamina le cosmologie chiamate da noi empiriche; e sono nel fatto enciclopedie di dottrine naturali subordinate e connesse il meglio che è fattibile a’ nostri giorni, considerata la necessità delle spezzature loro infinite proveniente dal numero strabocchevole di fenomeni che vagano senza freno di principj e di teorie.

149. — Nondimeno, v’à alcune parti della scienza della natura che sembrano toccare il colmo della dimostrazione e non debbono voler tollerare il titolo di empiriche e intendiamo di quelle in cui la geometria pervenne a sottoporre i fatti alle sue deduzioni; e ciò à potuto conseguire per la semplicità e uniformità di que’ fatti medesimi che non escono mai dalle specie astratte dell’estensione del tempo e del moto ed ancora coteste sono studiate sempre sotto un rispetto medesimo che è della quantità; laonde è avvenuto che accettandosi dall’esperienza qualche disposizione generalissima della materia e del moto, ogni rimanente fu ricavato dalle pure nozioni e dal paragone in fra esse, e la scrittura interna a parlare col Bruno ritrasse fedelissimamente la scrittura esterna del mondo. Sopra il che è pregio dell’opera trattenere alquanto il discorso.