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| 24 | libro primo. |
costituire il perfettamente compiuto. Nè solveremo il Bruno da tali contraddizioni ripetendo quello che abbiamo testè ricordato e combattuto e cioè ch’egli concepisce in fondo un solo infinito distinto per altro in potenza ed in atto; la natura naturante essere una infinita facoltà o virtualità; la natura naturata, un atto infinito. Ma oltre alle ragioni esposte qua poco addietro, subito ricorre alla mente la contraddizione manifesta di chiamare facoltà o potenza ciò che dee permanere mai sempre in atto; ed è un voler fare a forza certa distinzione e certo separamento dove non può sussistere. La distinzione tra facoltà ed atto à luogo unicamente (chi non lo sa?) nelle cose finite dove del sicuro l’atto non sempre accompagnasi alla facoltà, e dove l’atto è pur sempre una esplicazione di lei; e come altri disse è un atto secondo o perfetto a riscontro della facoltà che è un atto primo e iniziale. Certo nella natura, parlandosi al modo di Bruno, le manifestazioni dell’atto assolutissimo sono diverse e successive. Ma se queste sono altrettanti atti separati, l’Assoluto è composto e finito; se escono da un solo infinito atto, riviene l’opposizione qui innanzi toccata. Per tale rispetto, il sistema dello Schelling e quello dell’Hegel tornano nella sostanza un medesimo col sistema del Bruno; tutti tre fondamentano il loro edificio sopra una distinzione assai positiva di potenza e di atto che è impossibile nell’Assoluto.
43. — Quindi si badi che in fondo una sola e perpetua è la questione la qual pende fra noi e costoro. Noi concepiamo ed asseveriamo un vero infinito ed una pienezza intera ed assoluta di essere; quelli un infinito che vassi facendo e compiendo, e cioè qual cosa di ripugnante con la germana definizione del concetto e col valore del vocabolo.