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| del finito in sè. | 25 |
V.
44. — Le cagioni seconde come sono tali per semplice partecipazione così non possono contenere una efficacia diversa o maggiore di quella che è loro infusa originalmente e la quale costituisce la loro essenza.
Di quindi gli assiomi che valgono solo per l’ordine delle cagioni di cui parliamo; e i principali sono: Che nelle cause formali l’effetto esser non può differente di natura e di essenza; e nelle cause efficienti che il tutto diverso non opera sul tutto diverso:
Che l’effetto non può superare di quantità nè di qualità la cagione, come non può essere minore e inferiore, se parte dell’efficienza causale non è impedita:
Che se l’essere della cagione è meramente facoltativo o potenziale che voglia dirsi, il principio il quale determina la facoltà o la potenzialità all’atto non è insidente nell’essere stesso, ma gli viene dal di fuori:
Che ogni atto è ricevuto secondo il modo del ricevente.
Vi sono altre massime più agevolmente apprensibili, derivandole per egual maniera da ciò che domanderemmo la proporzione delle cause con gli effetti, e delle cause in fra loro.
45. — Ripetiamo poi che tutte le cagioni seconde si adunano nei due grandi ordini delle formali e delle efficienti od efficaci che le si chiamino. Nelle prime mi sembra di non ravvisare distinzione di genere sebbene si distinguono per la natura dell’atto. Conciossiachè la cagione formale talvolta opera spiegando la facoltà e attuando la potenza; talaltra, ricevendo l'azione esteriore nel modo determinato e speciale della propria indole; dacchè in quanto l'estrinseco atto è ricevuto