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| 26 | libro primo. |
così o così la sostanza passiva opera in sè medesima ed è cagione formale.
46. — Invece, noi giudichiamo che delle cagioni efficienti sieno da notare se non tre generi diversi, certo tre gradi molto distinti, e sono l’efficienza fattiva, la provocativa e l’occasionale. Do il primo nome a quelle cagioni che modificano direttamente e profondamente un subbietto per la insinuazione del proprio atto. Per contra, do il secondo nome alle cagioni efficienti, le quali, meglio che imprimere in altri la virtù propria particolare, suscitano nel subbietto passivo alcuna potenza latente ovvero alcuna mutazione nelle qualità e maniere attuali. In fine, cotesta provocazione può tanto scostarsi dalla natura della sostanza da onde muove che meriti nome di pura virtù occasionale.
47. — Ma d’altra parte cotesti tre gradi o sorte di azione efficace si mescolano di leggieri insieme, ed i loro confini a mala pena si discernono. Anzi tratto si può disputare se v’à mai cagione propriamente fattiva e non sieno in quel cambio tutte cagioni provocative. Per fermo, se ogni mutazione nel mondo fisico accompagnasi col movimento e questo è promosso e non già trasfuso, tutte le cagioni fisiche, quando pure sieno fattive, riescono altresì provocative ed occasionali. Queste ultime poi allora si mostrano nell’essere proprio, quando nè provocano nè modificano ma tolgono l’impedimento a qualche azione diretta; ovvero, sebbene cooperano a qualche effetto notabile, lo fanno per solo accidente e per caso o con atto remotissimo dalle ultime effettuazioni e troppo da loro sproporzionato.
48. — L’esperienza induce chiarezza, precisione e misura in tutte queste gradazioni; invece, la speculativa giunge a mala pena a riconoscere alcun che di assoluto per la ragione che quanto è certo l’operare delle cause