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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/35

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del finito in sè. 27


efficaci altrettanto è oscuro il lor modo di penetrare le sostanze e modificarle. Nondimeno, è lecito di affermare nel generale che tra essenze omogenee interviene un’azione fattiva e fra le meno ed anche eterogenee quasi al tutto succede l’azione provocativa e l’occasionale.

49. — L’oscuro modo di operare delle cagioni proveniente dal fondo ignoto ed inconoscibile delle sostanze, dette agio agli scettici di negare a dirittura l’efficienza delle cagioni. La contesa ci appare quetata ed estinta per sempre, argomentando dai fatti e concludendo in una cognizione, certa, sebbene di forma, sperimentale. Nel nostro agire e patire e nelle intuizioni che sempre lo seguono è dimostrato con evidenza che noi siamo causa formale e causa efficiente e che a vicenda il nostro corpo e le forze ambienti sono causa efficiente sull’animo nostro, senza distinguere ora la sorta e il grado della loro virtù effettrice.

50. — Ma volendosi intorno al proposito ragionare a priori e con ordine deduttivo, credo che dovremo ristringere ogni conclusione in questi pochi pronunziati.

51. — Esservi una potenza infinita determinatrice di ogni finito; e però esservi una cagione suprema effettrice dell’universo. Il perchè quando anche si potesser negare tutte le cause seconde, sarebbe necessità riconoscere una causa efficiente perenne ed universale per tutte le sussistenze finite e per ogni lor mutamento.

52. — Nessuna delle condizioni e limitazioni che debbonsi attribuire alle cagioni seconde, qualora esistano, conviene di assegnare alla efficienza infinita, a cui sono possibili tutte le sorte di relazione causale fra lei ed il mondo, salvo quelle che implicano ripugnanza logica manifesta. Però l’Assoluto potrà effettuare ad extra il simile quanto il diverso; ed anzi il creato avrà del sicuro essenza diversa da lui.