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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/358

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350 libro terzo.


correre diversità di ombra e di luce fra cotesti elementi.

259. — A noi non sarebbe difficile il protrarre molto più in lungo il saggio che diamo della maniera onde l’Hegel si studia di costruire compiutamente a priori la scienza dell’universo visibile; e il lettore già s’indovina da per sè che ogni rimanente dee procedere allo stesso modo e peggio; perocchè quando si esce dai limiti stati prescritti all’ingegno umano e alla potenza conoscitiva, quanto più vigor d’intelletto e d’arte combinatoria sorti un uomo, altrettanto crescerà il cumulo delle apparenti deduzioni e dimostrazioni. Salvochè, quando la mente vuol calcare una simile via torna forse più fruttuoso o per lo manco più gradevole abbandonarsi a certa mistica ispirazione come fecero Paracelso, Van Helmont, Böeme ed altri parecchi, de’ quali, per verità, l’Hegel parla con rispetto e parzialità e coglie e s’appropria qualche pensiere. Ma dove quelli fantasticavano da entusiasti, egli pretende di esporre una dottrina tanto positiva ed irrefragabile, che è quella medesima che sta nel pensiere dell’Assoluto. Senza dire che ancora tali apparenze di deduzione sono state possibili per la notizia anteriore di tutti i fenomeni correlativi. Nè v’à un sol fatto speciale importante che sia riuscito all’Hegel di prevedere, anticipando le osservazioni e gli esperimenti. E certo, per ritornare agli esempi allegati, credo che ognuno si viva persuaso che quando nella mente dell’Hegel fosse unicamente esistita la nozione dell’interno e dell’esterno e l’altra di giudicare necessaria la manifestazione dell’essere e della materia, mai non avrebbe scoperto che tale manifestazione dovea farsi mediante la luce. Ma sarebbe come il cieco di nascita venuto pensando alle figure tangibili ed anche a queste avrebbe volta la mente condot-