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| del finito in sè. | 29 |
zioni, per altro, incontrasi le più volte una chiarezza apparente ed è mantenuta l’occasione di molti dubj e la noia dell’ambiguità. Nè credere, per via d’esempio, che dopo studiate le trattazioni loro tu avrai netta dentro al pensiere l’idea della causa generale e della particolare, ovvero l’idea d’una efficienza che opera sostanzialmente e d’altra che opera per accidente.
58. — Sul che diremo pur di passata essere generali (come suona il nome) le cause che operano in tutto un genere e nel comune delle cose, laddove sono particolari quelle che operano nelle specie e nel proprio. Le prime appariscono in ogni atto del genere e però sono continue. Le altre o sono discontinue e appariscono qua e colà; ovvero, se operano sempre, non dimorano in tutte le specie. Fondamento delle prime è la identità, la diversità delle seconde. In ogni cosa v’è il mutabile e l’immutabile. Nel primo sono gli accidenti, nel secondo sono le essenze. Gli atti del primo sono cause accidentali, gli atti dell’altro sono cause sostanziali. E perchè il mutabile e l’immutabile ànno spesso del relativo, così le cagioni cambiano non rade volte il nome di sostanziale e d’accidentale; e perchè gli accidenti per la loro incostanza non lasciano spesso conoscere le cause minute e fuggevoli alle quali appartengono, di tal guisa sono chiamate cause fortuite; sebbene alcuna volta paiono condur seco effetti di suprema importanza, il che avviene per virtù occasionale, come più sopra fu notato.
VI.
59. — Le cause finali non esistono nella natura in quanto le cose sfornite di ragione obbediscono solo alla intrinseca necessità della loro forma. Però ogni