Vai al contenuto

Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/38

Da Wikisource.
30 libro primo.


cosa d’altro lato è causa finale in quanto è governata da una perenne mentalità che le coordina, o a dir più esatto, le preordina; onde esse cose operando fatalmente giusta le necessità della propria natura si conformano a capello all’attuazione del fine.

Chi afferma che Dio opera nell’universo creato senza rispetto a fine viene ad affermare ch’egli opera senza ragione; perchè la causa propria del diventare delle cose è nella natura di esse, ma la ragione è nel collegamento loro all’ordine od al fine che voglia dirsi.

Rimane di chiarire questa idea medesima del fine.

60. — Certo, la idea del fine non è applicabile a Dio considerato nella sua eterna e perfetta esistenza; conciossiachè l’infinito non diventa e non si perfeziona. Del pari, la idea del fine non è applicabile alla natura se questa è necessariamente tutto ciò che può essere e non v’è distinzione tra il bene ed il male, in quanto il bene ed il male sono entrambo necessarj, entrambo debbono venire all’atto sino allo esaurimento ultimo della possibilità assoluta e sono manifestazioni parziali e transitorie di Dio.

61. — Invece la distinzione profonda tra il bene ed il male è così propria dell’intelletto quanto quella del vero e del falso, dell’essere e del non essere. Ora il bene si converte col fine, e ciò che non è bene ed al bene non serve, usurpa il nome di fine ma tale non è in sostanza. Il fine adunque è il bene conseguibile dell’universo. Impertanto per compiere lo intendimento del concetto di fine è bisogno intendere il termine col quale essenzialmente si converte, io vo’ dire il bene. Ciò posto, io affermo che il bene assoluto iu Dio si converte con l’essere. Ma nell’Universo creato mescolandosi il male al bene è impossibile convertire quest’ultimo col puro essere.