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| 374 | libro terzo. |
mente spartita. Là dove furono maggiori assai e con parti più approssimate, l’attrazione reciproca e certo grado di coesione li accumulò, li restrinse e ne risultava da ultimo il gran corpo del Sole. A differenti distanze da lui con la legge medesima si composero i pianeti e i satelliti. Il Sole poi, chiamato da stella vicina o da un gruppo di stelle, si mosse per doppio impulse, attivo, vale a dire, e passivo giusta l’accezione che abbiamo data a simili voci. E perchè la materia sua non era tutta omogenea nè densa ad un modo cominciò peranco nel Sole un movimento di rotazione. Le stesse forze e gli stessi impulsi mossero quindi i pianeti intorno di lui e i satelliti intorno di questi e ciascuno di tali corpi intorno del proprio asse.
A.
322. — Trovo scritto che Argelander credeva il centro di gravitazione dello strato stellare a cui appartiene (dicono) il nostro sistema essere nella costellazione di Perseo. Maedler lo pone, in vece, nel gruppo delle Pleiadi.
323. — A me sembra che se tuttaquanta l’acervazione stellare di cui siamo parte à un moto comune di traslazione verso l’uno o l’altro dei centri indicati, dovrebbesi anche poter discoprire il moto correspettivo dell’uno di essi procedente verso di noi e girante per proprio impulso e per la forza attrattiva nella maniera medesima che facciamo noi a rispetto suo. Forse il concepire la necessità di questa forma di movimento circolare scambievole gioverebbe a ordinare le osservazioni, i confronti e le congetture. Forse anche il centro comune di gravità dovrebb’esser cercato in ispazio vuoto non in Perseo propriamente o in mezzo alle