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Pagina:Mamiani - Teorica della religione e dello stato, 1868.pdf/208

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190 capitolo decimo.


giore indignazione e con parole più concitate contro le altre colpe quanto contro agli ipocriti e ad ogni maniera d’ostentazione e di falsa pietà; e per ciò medesimo raccomandò di occultare l’elemosine, le penitenze e i digiuni, per ciò medesimo attribui scarso pregio alle pompe esteriori del culto e all’esatta e minuta osservanza delle cerimonie e dei riti. Il qual sentimento del Redentore senti ed espresse in parole d’oro Lattanzio Firmiano scrivendo: « cosa non v’à cosi volontaria come la religione la quale se punto ritrovi avverso l’animo del sacrificatore, già è sbandita, già nulla è.»

Profanata è adunque la religione e materiata nel più intimo seno, se adopera la materia appunto e la forza in aiuto suo; e ciò diciamo eziandio nel supposto che gli uomini professassero tutti una sola fede, e fosse in tutti la coscienza di commettere male e mentire a se stessi pensando e parlando diversamente dai dogmi cattolici. Ma le credenze, come altrove fu notato ed importa di ripetere, sono dispari, e l’onestà naturale e la più austera castigatezza di concepimenti e di opere può farsi scorgere nelle persone che non anno mente cattolica o sí alienano da qualche parte del nostro Simbolo. Abbiasi dunque per non iscritta la proposizione XXIV del Sillabo con la quale rimangono censurati e condannati ex cathedra tutti coloro da cui si reputa Ecclesiam vis inferendœ potestatem non habere. E ognuno può senza punto cessare di esser cattolico disdire quella sentenza aspettando o che sia intesa e spiegata meglio, o dalla superiore autorità di tutta la Chiesa levata di mezzo. E infrattanto ricorderemo l’esempio di Cristo che quando Giacomo e Giovanni volevano si punisse quella borgata la quale ricusò di ricevere il Redentore e la sua dottrina, questi disse loro indignato: ah voi non sapete di quale spirito siete.[1]

  1. Luca, c. IX, 55.