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Pagina:Mamiani - Teorica della religione e dello stato, 1868.pdf/384

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366 capitolo decimoquinto.


cenza e ricchezza onde sa circondarsi un sovrano e far contracambio a splendide cortesie con altrettante e maggiori. Ma qualora sopraggiunga in mente che questo sovrano dee come discepolo di Cristo professare povertà e fuggire il dominio e interdirsi ogni mondana grandigia, credo che torneremo a pensare che non certo la Provvidenza volle mettere in si tremenda oppugnazione i doveri d’un apostolo e le costumanze d’un re, nè tuttodi generare pericolo sommo di errore e di scandalo a tutta la Chiesa. Che se tu penetri dentro le stanze del Vaticano e vai spiando le azioni alle quali intende il pontefice per buona parte della giornata, cresceranno le tue meraviglie. Perocchè v’incontrerai forse i giudici della Consulta saliti colà per fare al sovrano soscrivere condanne di morte, o rendergli conto dell’opera del carnefice. O forse v’incontrerai il prelato Ministro dell’arme, il quale con faccia illuminata da terribile gioia s’affretta di narrare al papa, esempio di mansuetudine e maestro al mondo di misericordia, s’affretta, dico, di narrargli a costo di quanto sangue e tra che mucchi di cadaveri e in mezzo a quali brutture di saccheggi, di profanazioni, di stupri, l’esercito papale à rioccupato Perugia, ovvero è tornato da Mentana trionfalmente e misto alle truppe francesi. Può darsi ancora che lo preghi ad onorare e animare di sua presenza i battaglioni di zuavi schierati con artiglierie e cavalli nel piano di Belvedere. Perocchè da circa venti anni Roma strepita di armi, formicola di soldati e rimbomba di cannoni. Tutte cose del sicuro ordinarie per i principi e voglio anche supporle tutte deputate a giusta guerra difensiva. Pure, non le avrebber sognate davvero i papi de’ primi secoli; ed anzi invitati a cingersi un diadema di re e compiere le tremende repressioni e difese accennate da noi, certo sarebbero stati uditi