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Pagina:Mamiani - Teorica della religione e dello stato, 1868.pdf/385

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capitolo decimoquinto 367


ripetere con santa indignazione le parole del Redentore: Va’ indietro, o Satana. E quando avessero i circostanti insistito appo loro e procurato di provare che quella corona, quel principato, quelle milizie, le fortezze, i cannoni, le zuffe, i patiboli erano volontà e disegno della divina Provvidenza, mi sembra sentire quei mansueti pontefici alzar di nuovo la voce con forte gemito e pregare i confabulanti a non dir parole profane e bestemmiatrici contro i consigli dello Spirito Santo.

Il peggio è che l’esempio dato da Roma della regia ricchezza e dei regj costumi à in tutto l’orbe cattotico indotto od almeno dilatato e riconfermato l’albagia prelatesca, il tener corte, avere servi e staffieri, scuderie ben fornite, appartamenti bene addobbati, le quali mondanità essenzialmente contrarie alla povertà e modestia evangelica, come si può egli asserire che non pigliassero buona scusa dal dovere non troppo dissomigliare dal sommo gerarca vivente a foggia di re? e questo beneficio ancora sarebbe da registrare tra gli effetti del poter temporale espressamente voluto e decretato da Dio.

§ III.


Ci sembra avere guardata questa materia per ogni verso, e sempre la conclusione ci è riuscita la stessa e contraria sempre al giudicio degli ipercattolici. Che diremo poi di coloro i quali non. sospettando che ancora lo zelo può dar nello smoderate e noiare alla propria causa, non si peritano di scrivere che la potestà temporale dei papi, quando non sia dogma assoluto, è per lo meno protetta da un dogma? E vogliamo tacere che niuno à mai conosciuto fra le incombenze e gli attributi d’un dogma l’atto di protezione. Dacchè i dogmi o insegnano certe verità, o rivelano certi misteri, o inculcano certi pre-