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Pagina:Mamiani - Teorica della religione e dello stato, 1868.pdf/501

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capitolo decimottavo. 473


stanze, non può fuggire le alterazioni, i dubbi, le varietà e le mutazioni che s’accompagnano sempre alla contingenza di un fatto. Da ciò è provenuto che la storia dei concilj non va esente nemmanco essa dall’ugne adunche della critica; e non v’à forma nè accidente della materia conciliare che non apparisca variato nel tempo e incongruente colle regole, e sopra il quale non possa con ragione suscitarsi alcuna incertezza. Per fermo, ci si dubita del numero esatto dei concilj universali essendovi chi registra quello di Sardica fra gli ecumenici e chi lo cancella. E per simile il Concilio di Pisa del 1409 è dichiarato ecumenico dalla Chiesa di Francia, ed altri lo nega. Ven’à pure qualcuno giudicato universale e autorevole non in tutte le sue sessioni ma in parte come il Concilio di Basilea. Roma sostiene aver cessato d’essere autentico il giorno che Eugenio IV ne decretò lo scioglimento sebbene i Padri continuassero a radunarsi. Per lo contrario, del Concilio di Firenze i dottori gallicani pretendono avere perduta la legittimità sua dopo uscitine i vescovi greci.

Parecchi ve n’à domandati ecumenici benchè di ristretto numero di vescovi a paragone con altri che l’ebbero copiosissimo, e ne’ quali parimente mutarono frequenti volte i metodi del discutere e dello statuire il voto terminativo. Il quinto lateranense contò solo ottanta vescovi, dove il secondo nè contò circa mille. In quel di Costanza fu decretato che i laici vi avessero voce deliberativa e i suffragi si raccogliessero per nazione, due cose non volute e non osservate nella più parte degli altri.

D’alcuni concilj si riconobbero gli atti o poco sicuri o falsificati o mozzi o con parecchie interpolazioni. Avvenne pure talvolta che l’un concilio dannasse alcuna risoluzione d’altro che il precedette, come quello di Roma