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Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/10

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ABBIAMO PARLATO dei tipi diversi, fondamentali di pellicola. Quelle pancromatiche ultra-sensibili al rosso hanno alla luce diurna la seguente sensibilità ai colori: Immagine dal testo cartaceo

Ponendovi davanti un filtro si può variare tale sensibilità rendendola eguale a quella dell’occhio. In questo caso si tratta di un filtro giallo-verde: Immagine dal testo cartaceo

Quanto alle pellicole pancromatiche con sensibilità al rosso ridotta, adoperando un filtro verde chiaro, otterremo anche per esse la sensibilità di cui sopra, all’incirca eguale a quella dell’occhio. Le pellicole ortocromatiche, poi, non hanno sensibilità alcuna al rosso (fig. 3). Mediante la utilizzazione Immagine dal testo cartaceodi filtri possiamo ottenere una concordanza approssimativa con la sensibilità dell’occhio solo nel campo cromatico che va dal giallo all’azzurro: Immagine dal testo cartaceo

Come conseguenza di questa rapida rassegna risultano evidenti i casi nei quali non debbono essere usate pellicole ortocromatiche: precisamente dovunque si abbia interesse a ridare i toni rossi.

La produzione mondiale delle pellicole a formato ridotto consente la scelta di materiale sensibile a seconda delle necessità: ben può dirsi che l’amatore abbia a disposizione tutto quanto possa necessitargli caso per caso.

Al contrario della luce diurna, quella artificiale si compone prevalentemente di raggi rossi. Donde il modificarsi, nelle prese a luce artificiale, dei rapporti di sensibilità. La pellicola ortocromatica, a causa della sua insensibilità
al rosso, è alla luce artificiale pressochè inutilizzabile. Le pellicole pancromatiche ultrasensibili al rosso abbisognano, per ridurre la loro specifica sensibilità al rosso, di un leggero filtro verde; le pancromatiche normali non hanno bisogno di alcun filtro giacchè alla luce artificiale si vengono a trovare in una concordanza quasi ideale con la sensibilità dell’occhio.

In generale noi dobbiamo cercare di metter d’accordo la nostra pellicola con la sensibilità visiva umana se teniamo a ritrarre fotografie particolarmente belle, chiare, rispondenti al nostro ideale di freschezza anche nei particolari.

Può accadere, però, che per ottenere particolari effetti fotografici ci si trovi obbligati a trascurare questa concordanza. Sono dei tentativi che possiamo compiere; ma solo allorchè siamo in grado di dominare la macchina da presa con assoluta padronanza. Come si è altra volta accennato, gli elementi esposti in questo manualetto vogliono avere un carattere generico, elementarissimo; debbono poter consentire all’amatore di riuscire nella ripresa di qualche cosa di buono. Se si vuole andare oltre, necessita una profondità tecnica maggiore.

Se ci troviamo dinanzi alla necessità od opportunità di ritrarre paesaggi nei quali, dal punto di vista del colore, prevalga il verde (ad esempio macchie, boschi, prati, ecc.) possiamo accrescere benissimo il contrasto fra le molte parti verdi del paesaggio e quelle di altro colore, mediante l’impiego di un filtro verde (fig. 5).

Immagine dal testo cartaceo
Al cinema abbiamo visto chissà quante volte quale mirabile contributo sia dato dalle nuvole alla composizione cinematografica del paesaggio. Se vogliamo riprendere interessanti visioni paesistiche
nelle quali il cielo ‛giuochi la sua parte’, come si suol dire fra gli operatori professionisti, non è possibile abbandonarsi alla fretta o alla improvvisazione: elemento fondamentale di successo in tale settore è l’attesa. Talvolta anche per intere ore occorre aspettare una formazione di nuvole che risponda al nostro desiderio. E quando ci si presentano nel cielo esattamente come le desideriamo, allora occorre costituire un contrasto fotografico con lo sfondo: il cielo; questo potremo ottenerlo con un filtro giallo se si opera in piena luce solare, con un filtro rosso se la ripresa vien fatta all’aurora o al crepuscolo.
Se filmiamo, poi, quando non esistono nuvole, dobbiamo curare (per impedire una fotografia piatta, bianca, nello sfondo del cielo) la formazione di sfumature nel tono, cosa che può benissimo essere raggiunta attraverso un filtro giallo o rosso (fig. 6). Allora la parte inferiore del cielo, Immagine dal testo cartaceovicina all’orizzonte, risulta chiara poichè con lo spessore dello strato d’aria e la polvere e le particelle di umidità che questa contiene, i raggi azzurri, a causa della loro scarsa lunghezza d’onda, vengono trattenuti (essi urtano nelle particelle di polvere dell’aria e producono una specie di ombra mentre i raggi che vanno verso il rosso, grazie alla loro maggiore lunghezza d’onda, serpeggiano, per così dire, fra le particelle di polvere ed arrivano fino alla macchina da presa): per contro questi stessi raggi azzurri, man mano che si elevano all’orizzonte, hanno maggiore azione per il graduale assottigliarsi dello strato di polvere, facendo sì che il cielo prenda progressivamente toni più scuri. Sui monti, dove l’aria è monda di polvere, il filtro può essere superfluo; qui, per darci un cielo sempre più scuro basta il contro-luce.

(Continua al prossimo numero)


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