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Il nostro piccolo film di animali non richiede una simile elaborazione. Elaborazione che sarebbe del resto difficile anche perchè gli animali ragionano con la loro testa e non accettano degli ordini! Questo non vuole affatto significare che davanti ad ogni recinto o gabbia prevista dalla sceneggiatura noi si debba piazzare meccanicamente la macchina, aspettare che le bestie compaiano nel mirino e si metta la pellicola in movimento sino a quando si abbia la sensazione che ora potrebbe bastare. No, così non si ritrae neanche il più semplice soggettino.
Se, ad esempio, noi ci troviamo nel Giardino Zoologico di Roma, il più grande di Europa, complesso, ricco di esemplari e magnifico nel paesaggio, dobbiamo volere che il nostro film riesca a dare l’impressione della grandiosità, bellezza ed interesse che suscitano in noi gli infiniti esemplari che abbiamo a disposizione. Ma non basta ancora: vi è l’ambiente che può interessarci e rendere vivo il film, dargli spunti di comicità o, se vogliamo, anche di drammaticità.
Per filmare occorre, dunque, pensare! E se ci troviamo davanti all’ippopotamo con l’intenzione di fissare nei nostri fotogrammi questo colosso fra le bestie, dobbiamo procedere con non minore metodicità che per la presa di una complessa scena dal vero. L’ippopotamo è un enorme bestione; il Giardino Zoologico ce ne offre innumeri esemplari di grandezza differente. Ma la prima impressione che noi troviamo è quella della enormità: ebbene, questa identica sensazione ed impressione dobbiamoFilmando l’ippopotamo da una maggiore distanza
e possibilmente in maniera che un paio di visitatori stiano in piedi accanto alla ringhiera, noi daremo la esatta risultante di quanto si voleva dimostrare.
Risultante complessa che deriva dal paragone della bestia con gli uomini ed è integrata dalla grossezza delle sbarre che recingono la gabbia dell’ippopotamo in contrasto con le mani dei visitatori stessi, ad esse appoggiate.
(Continua al prossimo numero)
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