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Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/14

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(Continuazione del num. 11)

Riflettiamo ancora un pochino. La persona che per la prima volta vede un ippopotamo alla distanza dalla quale lo abbiamo ripreso, ed avrà pensato alla grandezza del bestione, fatalmente Immagine dal testo cartaceosi accosterà all’animale quanto occorre per considerarlo in tutta la sua figura. Ecco che la nostra presa seguente dovrà mostrare l’intera figura dell’animale, il più vicino possibile, nel campo del quadro.

Una volta contemplato l’animale nell’insieme il nostro interesse sarà subito richiamato dalle singole parti. Quale sensazione offre quel testone Immagine dal testo cartaceosmisurato con quelle mandibole spalancate e di lunghi denti! E subito dopo la nostra macchina continuerà a ricercare mille dettagli ricchi d’interesse, fino al comicissimo Immagine dal testo cartaceopiccolo mozzicone di coda in perpetua agitazione, il quale forma un contrasto particolarmente divertente con le gigantesche terga dell’ippopotamo.

Allorchè la nostra curiosità sull’aspetto ed il modo in cui è fatto l’ippopotamo è soddisfatta, ci assale in genere — come tutti sanno — una gran voglia «se entrasse un momentino in acqua...», in quella bella vasca che gli è stata preparata con grande cura! Il visitatore del Giardino Zoologico per soddisfare questa voglia spesso attende a lungo, spesso non riesce a soddisfarla; ragione di più perchè noi si colga nel nostro
film la scenetta, per poterla contemplare quanto ci paia e piaccia. Avremo dunque pazienza, dovremo forse ritrarre molte altre scene e ritornare sul posto al momento opportuno, salvo poi a realizzare nel montaggio la continuità armonica delle scene.
Questo particolareggiato discorsetto sulla scena dell’ippopotamo non deve comportare, di conseguenza, Immagine dal testo cartaceoche davanti ad ogni recinto noi si piombi in una profonda meditazione per una metodica costruzione delle prese che intendiamo fare. Non è per nulla indispensabile costruire il nostro intero film mediante tali suddivizioni di singole scene. Possiamo ad esempio, poniamo per uccelli, anatre, cicogne, cigni, ecc., fare ogni volta una sola presa che più tardi mostreremo l’una dopo l’altra. Quel che si richiede per riuscire è solo l’attenzione che occorre avere per lo sviluppo logico di un tema, per un nesso fra le riprese e l’idea madre che si vuole illustrare. Con questo metodo di ripresa noi narriamo ad un tempo qualcosa sul diverso modo di vivere degli animali, il che non sempre risulta evidente dal solo fermarsi davanti ai recinti! Contrasto di grandezza e di bellezza, contrasto di vita e di movimento; tutto ci è possibile raggiungere in forma agevole, e tale, da interessare a fondo il pubblico che vedrà il nostro film.

(Continua al prossimo numero)