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Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/16

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(Continuazione del n. 15).

Raccolto del materiale grezzo per i nostri film, non potremo ancora dire di avere un soggettino. Immagine dal testo cartaceoIl vero lavoro, dal quale esso uscirà finalmente a rivelarci i suoi effetti, sarà dato dal montaggio. L’idea direttiva del film e la sceneggiatura altro non erano che materia o schema per la raccolta sistematica delle scene. Alle forbici spetta di completare l’opera.

La nostra fantasia non è in grado di giudicare in anticipo quale sarà l’effetto concreto, definitivo sullo schermo di una serie di scene che ci siamo immaginate solo in astratto. Anche per il taglio della pellicola c’è un gruppo di leggi che bisogna rispettare se si vuole evitare un risultato noioso. La principale di queste leggi è questa: non montare mai un quadro di insieme con un primo piano. Ne deriverebbe un salto insopportabile, tale da infastidire lo spettatore. Valga un esempio: se dopo un quadro di insieme di una coppia in piena campagna incolliamo il primo piano della Immagine dal testo cartaceotesta della ragazza, appare evidente la mancanza di logica di tale inizio di montaggio. Fra queste due scene si trova un insieme di inquadrature delle quali si avverte la mancanza. Lo spettatore evidentemente ignora chi siano e che cosa rappresentino le due persone che costituiscono la coppia, a meno che la evidenza della ripresa non mostri due begli innamorati! Ma anche in questo caso non sarà male che attraverso la scena il carattere della stessa sia posto in risalto: Immagine dal testo cartaceoun mezzo primo piano ci avvicinerà alla coppia, ci rivelerà in pieno i volti e l’aspetto degli stessi, ci dirà di più che una scena vasta di insieme!

Ed ecco che, poi,
arriveremo al primo piano. Montata in questo ordine, la scena cinematografica si presenta senza lacune. Immagine dal testo cartaceoNaturalmente la cosa si farà più difficile quando vorremo mostrare come si deve l’aspetto del paesaggio. Lì mancherà la scena rapidamente afferrabile: avremo a disposizione un enorme spazio, mentre noi dobbiamo renderne solo l’atmosfera con alcuni quadri ben scelti. Come dovremo mettere insieme con il quadro totale del paesaggio i nostri primi o mezzi piani, affinchè sorga in noi la sensazione della sua poesia composizione? Una cosa sia chiara: il quadro totale va posto alla fine. Prima che si conoscano i particolari caratteristici dei quali si compone, esso non ci dice nulla e potrebbe raffigurare una qualsiasi altra regione somigliante. Se nel montare il paesaggio in questione non si abbia riguardo della lunghezza dei quadri; se, per esempio, si mostrino i danzatori abruzzesi o sardi o calabresi molto brevemente, e viceversa si insista a lungo su di un fienile in mezzo ad un prato o su un altro dettaglio di poco valore anche se di particolare bellezza fotografica, lo spettatore proverà un senso di disagio che non gli consente di orientarsi esattamente. La lunghezza maggiore o minore delle scene deve essere proporzionata, come principio, al risalto che si vuol concedere ad un elemento determinato; questo, dominando, deve poter disporre di una maggiore quantità di metri di film o di fotogramini. Quanto più lunghe sono le scene di un film, tanto più lentamente lo svolgersi di un avvenimento fa presa sullo spettatore.
È questa una legge alla quale non è possibile sottrarsi. Se l’eccessivo dinamismo è interessante ed attraente, esso deve tuttavia rallentare quando si tratta di una illustrazione del motivo centrale o comunque interessante; ma il contrario non è tollerabile e, ripetiamo, non è sufficiente la sola bellezza fotografica a contentare lo spettatore! A meno che non si voglia fare un film unicamente fotografico, esteticamente riservato ad illustrare visioni che han fine in se stesse!

(Continua al prossimo numero).

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